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Disamina



Io penso che il movimento nostro non si sia attenuto, neanche relativamente, alle proprie concezioni dottrinarie; perché se vi si fosse attenuto non avrebbe cercato, come sempre fece, di copiare dai partiti politici e il metodo e la tattica. Tattica, questa, in carattere col contenuto fondamentale-ideologico delle dottrine autoritarie ma in opposizione alla funzione negativa e demolitrice dell'anarchismo. Ed era perciò fatale che le critiche da noi mosse ai partiti e alle ideologie politiche non fossero che superficiali e dirette più contro le loro manifestazioni esteriori che alla ricerca delle cause determinanti che le provocavano.

Ecco perché abbiamo assistito, durante il periodo d'attività nostra, ad una sterile lotta che non dette tangibili risultati.


Il nostro movimento è inquinato dalle cattive emanazioni dei partiti politici e perciò una gran parte dei suoi aderenti giudica i fatti storici con la stessa mentalità «politica» di quei «partiti».

Quanto asserisco è valorizzato dal fatto che quando mi avvenne di dover discutere o ascoltare le ragioni dei compagni nostri — e son molti —, io dovetti constatare quasi sempre che la critica ch'essi facevano a questo o a quest'altro organismo politico o al sistema d'organizzazione del capitalismo, ecc., ecc., non differiva punto, o troppo poco, dalla critica che potevan muovere gli altri contro noi stessi. Come se gli scopi e i fini nostri fossero stati identici ai loro!

Se noi non abitueremo gli anarchici ad informare la loro propaganda e la loro azione ai postulati fondamentali delle nostre dottrine per far loro distinguere l'indole opposta dei nostri fini dall'indole di quei partiti che dicono di battersi sul terreno della lotta di classe, cosa che, anche agli occhi dei più ingenui, non è che indecente demagogia, della demagogia saran costretti a farne pure gli anarchici, anche se in buona fede sostengono che il loro fine è opposto alla costituzione politica della società.

Se il nostro fine è opposto, opposto deve essere il nostro metodo d'azione e di propaganda e in contrasto quindi colla tattica e col fine dei partiti politici: i quali sono in carattere e coerenti a se stessi quando col loro metodo e la loro organizzazione informano la loro attività al fine autoritario. E siccome noi fine politico non abbiamo né vogliamo averne perché la nostra ideologia, per affermarsi, deve negare agli uomini il diritto di organizzare la autorità e perciò la forza e la violenza per dominare in nome di Dio, del Popolo e del Proletariato, dobbiamo informare la nostra propaganda al fine antipolitico, di maniera che quando vi sia da analizzare fattori, fenomeni e situazioni sociali non ci si debba contentare di studiarli soltanto nelle loro manifestazioni esteriori, alla superficie, adottando la prosa demagogica dei partiti politici, ma si debba invece vederne la struttura intima e più obiettivamente possibile esaminarne i difetti per conoscerli, combatterli e demolirne alla base le cause determinanti.

Ma la cosa più strana è che quando noi analizziamo una situazione, normale o anormale, nei suoi fattori politici, economici, psicologici, ecc., ecc., Ia analizziamo colla mentalità degli aderenti o seguaci dei partiti e delle dottrine politiche. Ora, se il partito politico ha un fine assolutamente opposto al nostro, la sua educazione rivoluzionaria non dovrebbe avere niente di comune colla nostra. Perché mentre l'educazione del partito politico di altro non si preoccupa se non d'organizzare i propri quadri militari per averli pronti domani a sostituire il regime, la nostra, l'educazione anarchica, essendo contro il caporalismo e l'obbedienza passiva e supina, deve perciò penetrare l'intimo dell'individuo per trasformarne i sentimenti e le abitudini all'autorità in modo di preparare degli uomini pronti domani, in periodi dinamici, a demolire tutte le dominazioni e opporsi, una volta queste sian distrutte, al formarsi di altre basate sulle rovine del vecchio regime.


Per dimostrare che quasi generalmente gli anarchici, quando analizzano e studiano le situazioni sociali, non differiscono in sostanza dall'analisi fattane da coloro la cui mentalità è viziata dalle combinazioni parlamentari e di gabinetto, ci basta osservare il frasario che generalmente adoperano per informare la loro critica contro gli esponenti e gregari avversari e nemici. Frasario composto di titoli e d'insulti volgari e triviali i quali non servono a svalorizzare né a combattere quelle istituzioni che gli anarchici vogliono distruggere. Come non svalorizzano le qualità e le risorse intellettive di personalità le quali, più che altri fattori, servon sovente a sostenere il regime.

Tutto ciò contrasta con la educazione con la quale noi vogliamo influenzare le folle e ciò perché gli insulti, le parolone e le frasi fatte per épater la platea non servono a preparare le coscienze degli individui, come questa coscienza non producono negando per partito preso — anche quando queste son generalmente riconosciute — le qualità intellettive degli avversari e nemici dell'anarchismo.

Secondo me il dovere degli anarchici che intendono contribuire allo sviluppo della propaganda, è quello di guardare in faccia serenamente e obiettivamente le situazioni per informarvi la propria azione anarchica e colpirle nelle cause e nelle origini profonde.

Non contesto che vi siano state pubblicazioni nostre che si sono attenute a questo concetto educativo, ma esse hanno avuto poca fortuna. Ciò, secondo me, deriva dal fatto che è più facile e più accessibile alla mentalità degli anarchici lo stile quarantottista e barricadiero ove si parla di insurrezioni, di bombe, di pugnali e di lampioni per vendicarsi della vile borghesia. Letteratura, questa, molto in voga negli ultimi anni che precedettero la guerra e che, se ha servito ad entusiasmare gli anarchici e portare le folle in piazza in nome dell'anarchismo, del sindacalismo e delle rivendicazioni proletarie, rovesciata poi dai vari Mussolini, De Ambris, Corridoni, ecc., ecc., ha pure contribuito a portare le stesse folle in guerra, e qualche volta in nome di quegli ideali stessi che la guerra avevano sempre combattuto.

Ecco perché noi, viziati da questa demagogia, non osserviamo che la superficie dei fenomeni sociali. Ecco perché non spingiamo la nostra analisi al di là degli uomini che le situazioni sociali rappresentano e conservano e non vediamo che in loro la base e le fondamenta del sistema d'organizzazione economica e politica. Ed è per questo vizio mentale che la generalità degli anarchici impersonifica e rappresenta il fascismo in Mussolini il quale non è per loro che una canaglia, un imbecille, un rinnegato e che i fascisti son tutti dei mercenari e degli idioti. Tutto ciò è vero, ma bisogna andare oltre, bisogna cercare le cause economiche e morali che il fascismo hanno generato per rendersi conto se poteva nascere anche senza Mussolini e se senza di lui poteva manifestarsi e in quali proporzioni diverse si sarebbe manifestato. In questo modo si può combattere il fascismo nelle cause fondamentali che lo hanno generato perché se ne conosce l'essenza.

Ed è coll'analisi e con lo studio dei fenomeni sociali che gli anarchici potranno con la loro critica demolitrice distruggere le fondamenta del dominio economico e politico. Senza quest'analisi e senza questo studio, come potranno affermare, vis-à-vis degli avversari e nemici, le qualità superiori della nostra dottrina se mancano di materiale critico, di conoscenze e di risorse intellettuali?

lo penso che l'anarchismo isterico e nevrastenico ha fatto il suo tempo e se era buono nel passato quando si avevano delle concezioni immediatiste per sommergere dall'oggi al domani la società capitalistica, oggi non lo è più. Questa sommersione non può avvenire senza aver prima insegnato agli anarchici e alle folle poi che la violenza deve essere adoperata al fine anarchico anche se l'anarchia non può sostituire ipso facto il regime borghese. L'esperienza storica ci ha insegnato che non è possibile fare una rivoluzione anarchica se mancano di fatto gli anarchici e perciò il problema immediato da risolvere è la nostra educazione.


Per risolvere questo problema bisognerebbe far compenetrare in ciascuno di noi la differenza fondamentale che ci separa dalle ideologie politiche e gli scopi e i fini opposti che ci dividono. Se riusciamo a ci•ò il problema è risolto da sé. È risolto da sé perché il nostro giudizio e la nostra analisi teorica al contenuto organico dei partiti e delle ideologie politiche che dominano e intendono dominare ci farebbero comprendere la distanza che ci separa dalla loro tattica e dalla loro mentalità nel giudicare avvenimenti e situazioni politiche.

Situazioni e avvenimenti che se esaminati obiettivamente ci inducono a tener conto dei valori intellettuali di certe personalità che gli avvenimenti sfruttano per loro o per il proprio partito o cricca e degli organismi produttivi e di repressione, abituandoci così a non essere eccessivamente faciloni e ottimisti nel voler attaccar l'avversario o il nemico senza conoscere la sua forza.

Sfortunatamente gli anarchici odierni hanno dei fenomeni sociali lo stesso concetto facilone dei gregari delle dottrine politiche; e li distingue soltanto il fatto che la loro critica è diretta pure contro queste ultime. Ma se il concetto rimane, la critica viene neutralizzata dal metodo come questa critica è fatta. Critica che spesso contesta al sistema d'organizzazione esistente i valori morali intellettuali che la sorreggono e la conservano, e anche se questa critica è giusta su quello che riguarda il sistema d'organizzazione politica economica e morale e l'influenza che questo sistema determina sui valori e sullo spirito delle masse, è falsa quando non tien conto del valore intellettivo di coloro che gli avvenimenti fanno o cercano di far risolvere contro di noi.

L'abitudine mentale di giudicare gli esponenti e i gregari dei partiti a noi avversari come dei mediocri e degli imbecilli è bene che cessi; com'è bene che cessi l'altra abitudine di giudicare gli scritti delle firme conosciute del nostro movimento come profondi e ricchi di pensiero anche quando il tema o la tesi che trattano sono esauriti e son perciò costretti a ripetersi, ripetersi... Spesso, invece, avviene che una firma oscura riesca ad esprimere in modo chiaro a originale il proprio pensiero su pubblicazioni nostre, ma non c'è scampo: essa sarà giudicata sempre, infallibilmente, come povera di forma e di sostanza.


E anche nel modo come gli anarchici impostano un'agitazione assomigliano ai partiti politici.

Agitazioni, queste, che giustificavamo anche noi nell'ante e immediato dopo guerra; ma riflettendo sulle quali, oggi, deduciamo che mancavamo allora completamente di cultura veramente anarchica. Se questa non avesse fatto difetto non avremmo appoggiato, come si è appoggiato, né il sindacalismo, né il bolscevismo e la nostra azione nel periodo dell'occupazione delle fabbriche avrebbe dovuto essere ben diversa.

Appoggiando all'inizio il bolscevismo abbiamo valorizzato in parte il programma del partito socialista e perciò ci siamo imbrancati nella palude politica del rivoluzionarismo parolaio e di bottega; è per questo e per il timore di non sembrare abbastanza rossi dinanzi alle folle che il nostro linguaggio dovette superare in seguito il tono di quello dei futuri dirigenti del rivoluzionarissimo partito comunista, considerato dalla generalità degli anarchici come concorrente nostro.

Ecco perché nell'occupazione delle fabbriche, anziché tentare un'azione che portasse l'impronta dei metodi anarchici, ci contentammo invece di criticare alquanto superficialmente i dirigenti confederazionisti e abbiamo atteso impotenti l'inevitabile disfatta.

Queste recriminazioni postume non vogliono essere un'aspra condanna per il mal fatto di ieri perché anche noi, all'epoca, vedevamo le cose come le vedeva la generalità degli anarchici; ma servono a mettere in rilievo tali manchevolezze per dare un'idea più precisa e più anarchica del come devono esser da qui in avanti valutati ed affrontati i fenomeni e le situazioni sociali.


Se l'anarchismo è negazione e demolizione del dominio sociale, il suo scopo preciso non può essere che quello di raggiungere tale fine senza spostare la sua tattica restando in armonia con tutto il suo contenuto ideologico antiautoritario. Spostarlo oggi un po', significa spostarlo più domani, transigere in seguito per poi deformare la nostra fisionomia teorica. Ed è basando del tutto la nostra propaganda e la nostra azione ai puri postulati della dottrina anarchica che potremo raggiungere l'anarchia; e non cercando, anche in buona fede, di copiare la tattica e i metodi di altre scuole e dottrine politiche antitetiche e inconciliabili con l'anarchismo.


Meteor [M. Scotto]


(La Tempra, anno I, n. 1, 20 luglio 1925)