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Verso il nulla creatore



Questo piccolo libro fa parte di quella categoria di poemi sui quali esito a pronunciarmi. Vorrei ben dirvi la mia impressione, che è categorica e benevolente, ma la prosa di uno dei "Figli dell'Etna", compilatore della prefazione di Verso il Nulla Creatore, mi obbliga a scrivere una glossa.

«Renzo Novatore — dice il compagno compilatore — in queste pagine è l'individualista tipo come l'intendo io meridionalissimo. Un grande ribelle, un rude artista della penna, un maestro dell'armonia. Ricchissimo di sentimenti ad ogni pagina dona qualche piccola parte di se stesso, perché sapeva che un'azione è nobile, un affetto grande, solo quando vi è sacrificio.

... E come gli altri, non fu compreso. E come gli altri, fu calunniato...»

*

Calunniato, deriso, perseguitato, incarcerato, come tutti i libertari, come tutti i propagatori della nobile Utopia!...

AI di sopra di ogni cosa, anche io, romanissimo, anzi trasteverissimo, mi compiaccio di manifestare innegabilmente la particolare stima che nutro per tutti i precursori poeti dell'anarchismo. E ciò mi è tanto più piacevole, perché il mio orgoglio prova una intera soddisfazione di questo atto e, in questa occasione, mi spinge a sputare sulla faccia degli scrittorelli salariati, che hanno spesso la mano congratulante e la bocca melliflua, tutto il mio disprezzo.

È di questi ultimi che parlo, quando dico che essi lanciano, da dietro il dorso la pietra che ferisce o addolora gravemente. L'importanza del pregiudizio dipende, ed è vero, dalla qualità del pensiero di colui che diffama; ma, ancora, che questo sia il fatto di una speciale ipocrisia meno perdonabile di ogni vigliaccheria, poi che ne resta sempre qualche cosa, dobbiamo preoccuparcene saggiamente. Questa specie di scrittorelli calunniatori sono, d'altronde, riconoscibili per la loro arroganza estrema: arditi nell'impunità; bassi, striscianti e piagnucolanti nella disgrazia.

Potrei aggiungere — e non lo faccio — che le loro lodi scritte sono rare; poi che esse provano, in quello che le ha emesse, una pregevole dose di orgoglio ed un certo coraggio. La libertà di opinione è l'appannaggio di quelli che parlano alto e chiaro, e la cui statura non ha bisogno delI'ombra per essere ingrandita.

Renzo Novatore, che tutti gli anarchici hanno amato ed apprezzato, apparteneva alla schiera dei forti e dei coscienti che non ammettono i complimenti di e per chiunque; di quelli che biasimano l'amicizia che guida la mano del critico. Tra la mazzeranza di Arlecchino e la sferza del pedante, preferiscono il gesto di Harpocrate.

Soprattutto, essi non vogliono compromissioni con la coscienza, non importa quale ne sia il pretesto; poi che essi non vedono la necessità di lodare un amico a proposito delle sue qualità di artista e di poeta, unicamente perché questo amico ha delle apprezzabili qualità di uomo di cuore.

Per questi uomini che parlano alto e chiaro, come Renzo Novatore, l'amicizia non esclude la franchezza; essa non comanda punto fuori della sua chiesuola; essa non taccerà di ingratitudine colui che gli segnalerà gli errori che essa commette. L'amicizia è un bisogno e non costituisce mica una prerogativa. La sua infallibilità ha dei limiti. Essa non ha il privilegio di non ingannarsi. Per quanto sia grande il piacere della conversazione di un amico, se questo è un semplice grafomane, la sua incursione sul terreno dell'Arte è un furto manifesto.

E noi consideriamo come un imperioso dovere Il gridare: «casse-con», per quanto doloroso possa sembrare il nostro avvertimento. L'ingratitudine si arresta sulla soglia della letteratura.

Anche se agendo altrimenti e con meno pregiudizio, i facili turiferari non sarebbero meno reprensibili. Quelli là, dunque, sono sempre degli inescusabili che, per timore di dispiacere o grazie ad un servizio reso in un altro ordine di idee, condiscendono a dire del bene letterario a chiunque non lo merita affatto.

Hanno un bel difendersi quelli che si compromettono. Noi li assimiliamo a colui che, infarinando il suo sorriso e le sue intenzioni, scandisce complimenti per un nonnulla.

Guardiamoci attentamente dalle banali felicitazioni; anche quando si è al riparo di una accusa di interesse a farlo; poi che congratulare di viva voce è facile; ché tutto vi è profittevole.

«Renzo Novatore fu calunniato!». E che prova ciò? Potrei rispondere ai suoi calunniatori con l'ironia amara che ci è comune, a noi, vecchi anarchici, sprezzanti tutte le ingiurie dei nostri nemici. Ma l'ironia a doppio taglio che mi è piaciuto di scoccare diverse volte, mi resta sulle labbra. In questo caso eccezionale, oggi ricuso ogni sottinteso; né comprendo che si possano usare dei sotterfugi per discolparci dagli spiriti imparziali. L'ironia è pericolosa, €quando si maneggia. L'ironia non sottolinea abbastanza.

Noi non possiamo far nulla per coloro che odiano e calunniano i nostri compagni che hanno il coraggio di affermare il proprio io; di essere veramente anarchici in tutto e per tutto. Bisogna essere franchi e sinceri, ma senza grossolanità, con calma, malgrado che ciò sia una virtù accessibile al piccolo numero. La franchezza è un peso incomodo che ben pochi sono inclini a portare sulle spalle. lo non conosco altra più pesante virtù da praticare, se si eccettua la riconoscenza; poi che tanto questa che quella sono le caratteristiche della forza e la pietra di paragone che fanno riconoscere le anime veramente superiori.

*

Amico di Platone, ed ancor più della verità; tale è l'assioma che ho tentato di sviluppare, e che forma il fondo di tutti gli scritti e le azioni dell'amato compagno scomparso.

Egli, il povero Renzo, fu un grande calunniato. Ma, lo ripeto, che può provarci ciò? Non bisogna mica tener conto degli odi e dei rancori altrui. In quanto ai critici salariati, noi ce ne freghiamo altamente. Sia la vanità, l'orgoglio od il denaro, che li guida e li spinge alla denigrazione, sappiamo già da gran tempo che essi si occupano piuttosto dell'uomo privato, che delle opere sottoposte alla loro critica.

Per esempio, io non credo che sia ben fatto di rimproverare ad un uomo la sua bruttezza fisica, perché la sua letteratura non vi piace, non comprendete, o perché quest'uomo non avrà assimilato il vostro talento con i suoi pensieri, tale e quale come lo avreste desiderato; né pensato di voi e della vostra dottrina, tanto bene come sognavate.

Se vogliamo restare nel campo anarchico delle idee, è giusto e ragionevole che ognuno può manifestare opportunamente la sua stima o la sua antipatia.

In questi tempi di oltranza alcoolica, addominale o gutturale, poi che certuni pidocchi schifosi della letteratura si danno a tutt'uomo per smisurare con procedimenti di alta scuola la verità e confondono l'egoismo con la personalità, la banalità con la concezione, è necessario di essere sinceri e franchi appunto perché vi sono troppi rassegnati incapaci di elevare la voce e di dimostrare con l'azione l'esempio da imitare.

Ho scritto questa glossa, che è una seconda scaramuccia a quella del compilatori della prefazione di Verso il Nulla Creatore nel nobile scopo di riconfortare quei compagni che hanno qualche cosa da dire e che • il "puffismo" di molti puritani dà loro la nausea.

Incompreso e calunniato! Tale è il caso di Renzo Novatore, un ribelle, un indipendente, un'anima sublime di poeta, che ha detto molte cose, e «le ha dette bene»; le ha... messe in pratica!

L'autore di Verso il Nulla Creatore eccita al più alto punto non soltanto Il mio Interesse, ma anche quello di molti compagni che «minoranza assoluta in lotta con una maggioranza potentemente organizzata, lottano per realizzare li loro ideale materiato di canti, di fiori, di luci, al di sopra ed al di fuori della società borghese».

È uno di quelli che avrei voluto ancora in vita perché necessario ed agguerrito per la lotta contro gli impotenti ma validi per sputare ciance, massime ed incoerenze.

Forse, qualcuno mi sussurrerà che Renzo Novatore non fu sempre eguale a se stesso. Li lascio dire. Vittima dell'antagonismo del sogno e dell'azione, Egli attinse il suo coraggio ed Il suo entusiasmo nel proprio io. Egli non ebbe bisogno di incoraggiamenti da parte del suoi simili. Era conscio di quel che faceva e diceva:

«Bisogna che la rivolta dell'io si espanda, si allarghi, si generalizzi!

Noi – i precorritori del tempo – abbiamo già acceso i fari!

Abbiamo acceso le torce del pensiero.

Abbiamo brandito la scure dell'azione.

E abbiamo infranto. Abbiamo scardinato!

Ma i vostri delitti individuali devono essere l'annuncio fatale della grande tempesta sociale.

Quella grande e tremenda tempesta che frantumerà tutti gli edifici delle menzogne convenzionali, che scardinerà i muri di tutte le ipocrisie, che ridurrà il vecchio mondo in un mucchio di macerie e di rovine fumanti.

Perché è da queste macerie di dio, della società, della famiglia e dell'umanità, che potrà nascere rigogliosa e festante la nuova anima umana che sulle rovine di tutto un passato, canterà la nascita dell'uomo liberato: dell'io libero e grande».


Folgorite [Sante Ferrini]


(l'Adunata dei Refrattari, anno III, n. 29, 19/7/24)